La crisi della maggioranza

di Emanuele Roberto Bussi
Pubblicato il: 7 novembre 2011
Categorie: Interni
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Qualcosa su Emanuele Roberto Bussi: Nato nel 1984. Laureato in Relazioni Internazionali a "La Sapienza" di Roma. Read more from this author


Che l’attuale maggioranza di Governo stia attraversando una grave crisi, l’ultima di una lunga serie e, probabilmente, anche quella decisiva, è sotto gli occhi di tutti. Ormai, quotidianamente, assistiamo ad una sequela di nomi che abbandonano, o sono in procinto di farlo, i gruppi a sostegno dell’Esecutivo. L’accelerazione di tale crisi potrebbe davvero mettere la parola fine ad un Governo contraddistinto, soprattutto negli ultimi mesi, da un immobilismo estremamente pericoloso, soprattutto di fronte all’incalzare della ben più grave crisi economica. Ma una domanda è d’obbligo: e dopo?

Costituzione alla mano, il Presidente della Repubblica, certificata la rottura del rapporto di fiducia tra Governo e Parlamento e dopo aver accettato le dimissioni del Presidente del Consiglio, deve avviare una serie di consultazioni che vedono protagonisti, prima di tutto, i Presidenti di Camera e Senato e, successivamente, le delegazioni dei singoli gruppi rappresentati nelle due ali del Parlamento. Queste consultazioni mirano a controllare se sia possibile formare un nuovo Esecutivo senza dover procedere con lo scioglimento delle Camere e l’indizione di nuove elezioni. Nel caso in cui venga certificata l’impossibilità di costituire una nuova maggioranza e, quindi, un nuovo Governo, il Presidente della Repubblica scioglie le Camere, decretando la fine anticipata della legislatura. Questa è la normale prassi tipica di qualsiasi sistema parlamentare. Come ha più volte sottolineato il Professor Sartori, infatti, la parola “ribaltone” non conosce omologhi nelle Costituzioni di altri Paesi.

Detto questo, però, c’è da chiedersi quale sia lo scenario migliore per l’Italia. Infatti, andando a elezioni anticipate, presumibilmente a Gennaio, dovremmo attraversare un periodo di campagna elettorale che, come insegna la storia recente, sarà probabilmente molto velenosa, dando l’immagine di un Paese diviso e, quindi, vulnerabile di fronte agli attacchi della crisi. Mi domando, quindi, se sia auspicabile andare a nuove elezioni in questo momento, soprattutto dopo che il Fondo Monetario Internazionale ha annunciato la pubblicazione trimestrale di un rapporto sui progressi che il nostro Paese è riuscito a compiere sulla strada delle riforme.

Proviamo ad immaginare lo scenario. Le elezioni, secondo il dettato della nostra Costituzione (art. 61), devono tenersi entro 70 giorni dalla fine della legislatura. Se entro metà del mese di novembre l’attuale Governo dovesse cadere, la nuova tornata elettorale dovrà tenersi entro la fine del mese di Gennaio. Due mesi e mezzo di campagna elettorale serrata, velenosa e controproducente. E’ vero che le Camere, ancorché sciolte, esercitano le proprie funzioni fintanto che non siano riunite le nuove, ma chi può coscientemente ritenere che possano essere in grado di affrontare la crisi, se non sono riuscite a farlo durante la loro permanenza in carica?

Per questo, a mio avviso, credo sia più opportuno procedere con la ricerca di una maggioranza alternativa in Parlamento, nella speranza che sia possibile trovarla. Anche se, è necessario ricordarlo, l’attuale Governo potrebbe non godere più di numeri favorevoli alla Camera, ma lo stesso non si può dire per il Senato. Con l’attuale contrapposizione potrebbe essere estremamente difficile trovare una maggioranza che sostenga un Esecutivo alternativo in entrambi i rami del Parlamento. Non resta che sperare che il senso di responsabilità di fronte al proprio Paese divenga finalmente una virtù avvertita dalla maggioranza dei Parlamentari.

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Benvenuto , 19 maggio 2012