La guerra in Libia sembra finita. Dopo oltre cinque mesi di scontri, i ribelli, sostenuti dall’appoggio aereo offerto dalla NATO, sono riusciti ad entrare nella capitale Tripoli. Ma prima di una completa conclusione degli scontri sarà necessario attendere ancora altro tempo. Intanto, le potenze occidentali, la Francia in primis, stanno cercando nuovi accordi diplomatici e finanziari con il Comitato Nazionale di Transizione. Tuttavia, se la Libia è cambiata nell’ultimo semestre, lo stesso si può dire dell’Occidente e dell’Europa in particolare. I Paesi che hanno premuto sin dall’inizio in favore di un intervento armato, così come quelli che si sono accodati in un secondo momento, si trovano adesso in una gravissima crisi che non permette di finanziare ad occhi chiusi qualsiasi azione internazionale.
Quindi, siamo di fronte ad un paradosso. Da una parte, le potenze occidentali hanno fretta di terminare un conflitto che dura ormai da troppo tempo, sia perché in Libia vi sono evidenti interessi commerciali, sia perché, per soddisfarli, è necessario sia pacificato, o, per lo meno, che le ultime sacche di resistenza gheddafiana siano sconfitte; dall’altra, le stesse potenze occidentali si trovano di fronte al dovere di sostenere economicamente una nazione, in cui sono intervenuti senza pensare troppo alle conseguenze, ma anche di fronte ad una crisi che non permette loro di spendere denaro pubblico concedendo prestiti ad altri Paesi. E’ vero che la ricostruzione sarà portata avanti dalle imprese private che vinceranno i relativi appalti locali, ma, attualmente, il nuovo Governo libico non ha le disponibilità finanziarie per indirli. E da chi potranno trovare i fondi necessari se non da coloro che hanno partecipato alle operazioni militari in Libia?
E qui torna prepotentemente in primo piano l’interessato umanitarismo dei Paesi occidentali e, in particolare, europei: se questi Stati sono intervenuti con tale profusione di sforzi in Libia, dove chiaramente esisteva una massiccia e sistematica violazione dei più elementari diritti umani, non si capisce per quale motivo (oltre quelli finanziari) non sia stato profuso uno sforzo di eguale entità in Siria, dove le violazioni non sono meno gravi. Forse perché la Libia è, letteralmente, un enorme pozzo di petrolio, mentre la Siria è solo una scatola di sabbia?
E’ evidente che nella Storia non sono mai esistiti Capi di Stato o di Governo che abbiano iniziato un intervento, sia diplomatico che militare, al solo scopo di far valere i propri valori e, chiaramente, questa tendenza non comincerà a cambiare proprio ora: sarebbe semplicemente utopico credere che la politica di uno Stato non venga dettata, anche in minima parte, da un proprio interesse. Tuttavia, è doveroso chiedere che la naturale propensione degli Stati a soddisfare i propri interessi non sia così sfacciatamente mascherata da superiori valori morali.
