Che l’attuale maggioranza di Governo stia attraversando una grave crisi, l’ultima di una lunga serie e, probabilmente, anche quella decisiva, è sotto gli occhi di tutti. Ormai, quotidianamente, assistiamo ad una sequela di nomi che abbandonano, o sono in procinto di farlo, i gruppi a sostegno dell’Esecutivo. L’accelerazione di tale crisi potrebbe davvero mettere la parola fine ad un Governo contraddistinto, soprattutto negli ultimi mesi, da un immobilismo estremamente pericoloso, soprattutto di fronte all’incalzare della ben più grave crisi economica. Ma una domanda è d’obbligo: e dopo?
La crisi della maggioranza
L’Euro e il referendum greco
E’ notizia di oggi che il Primo Ministro greco, George Papandreou, ha deciso di indire un referendum con il quale il popolo ellenico avrà la possibilità di esprimere la propria opinione sull’ultimo piano di aiuti predisposto dall’UE e dal FMI in accordo proprio con il Governo di Atene. La decisione del Premier greco sarebbe stata accolta con profonda irritazione sia dal Governo francese che da quello tedesco, in quanto vedrebbero, nel referendum ellenico, un escamotage per fare un passo indietro rispetto agli impegni che lo stesso Governo Papandreou aveva sottoscritto. Questa potrebbe essere una spiegazione, ma, a mio modo di vedere, potrebbe non essere l’unica.
La necessità di un’economia nuova
L’attuale crisi economica, che sta colpendo duramente l’area Euro, sta mettendo in evidenza, oltre ai gravi problemi di bilancio dei singoli Paesi, l’impossibilità di far convivere due concetti completamente antitetici tra loro quali austerità e sviluppo. In questo momento, infatti, soprattutto in quei Paesi, come l’Italia, che soffrono il peso di un enorme debito pubblico, la parola d’ordine è risparmio, tagli alla spesa pubblica al fine di non gravare ulteriormente quel peso e, magari, alleggerirlo. Al tempo stesso, però, si evidenzia come risulti indispensabile che i Paesi in difficoltà riescano ad incentivare quella crescita economica che, ad esempio in Italia, latita da troppo tempo. Tuttavia, c’è un problema. Per fare sviluppo è necessario che lo Stato investa denaro, ma come farlo in un momento in cui, invece, si fa di tutto per ridurre la spesa?
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La speranza nel futuro
Nella giornata di ieri, il prossimo Presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ha esposto una articolata analisi attorno alla situazione italiana, con particolare attenzione al tema dei giovani e del loro inserimento nel mondo del lavoro. Lo scenario è demoralizzante. Secondo il Governatore di Bankitalia, infatti, il fenomeno del precariato ha assunto ormai dimensioni che lo possono far considerare come una malattia del sistema, autoconservativa e autogenerativa. La legislazione vigente ha sostenuto una situazione per la quale i giovani che trovano lavoro sono costretti ad accettare contratti di impiego temporaneo e sottopagato, a tutto vantaggio delle imprese che, almeno tendenzialmente, sembrano approfittarsi del sistema stesso.
Il punto della situazione
Sarebbero davvero tante le cose di cui parlare in questo momento. A partire dalla crisi del debito dell’Eurozona fino ad arrivare all’odierno sciopero del mondo della scuola, per passare dalla cosiddetta legge bavaglio e dalla almeno apparente mancanza di morale, morale di cui la politica, in questo momento più che mai, avrebbe disperato bisogno. Ma in tutto questo caotico groviglio di notizie più o meno sconcertanti e più o meno allarmanti, si può trovare un elemento comune, un filo conduttore caratterizzante l’intera situazione economica, sociale e politica.


